Cara vecchia carta non ci lasciare!
L'altro giorno, catalogando una miscellanea di documenti del corposo archivio amministrativo, abbiamo trovato tra i registri un interessantissimo esempio di "access" cartaceo ante litteram.Si tratta di una rubrica, realizzata artigianalmente dall'incaricato dell'epoca, in formato in folio, quindi un librone abbastanza imponente, che raccoglie in ordine alfabetico tutti i nomi ed i termini ricorrenti nei registri di protocollo della corrispondenza tra gli anni 1846-52 circa.
Sostanzialmente, dato che i registri di protocollo riportavano in ordine cronologico tutta la corrispondenza dell'ente in entrata ed uscita, si avvertiva la necessità, esattamente come oggi, di fare delle ricerche trasversali per nome. In questo modo, accanto ad ogni nome si riportavano i numeri del registro di protocollo che gli corrispondevano.
Oltre al fatto che questo lavoro era sicuramente una fatica non da poco (ed in effetti ne abbiamo trovato solo un unicum), mi ha stupito la particolare cura ed attenzione con cui è stato realizzato, cura che ci dà la possibilità di usufruire anche oggi di una quantità di informazioni aggiuntive che altrimenti avremmo sicuramente perso, o che comunque ci sarebbe difficile ricollegare a distanza di tanto tempo.
Dopo il lavoro fatto in questi caldi giorni di luglio all'archivio, una certezza si è rafforzata in me: la nostra responsabilità oggi è maggiore rispetto a quella del passato, per i mezzi, le conoscenze che abbiamo, e maggiore dovrebbe essere anche la consapevolezza dei rischi che corre la trasmissibilità del nostro sapere.
E' ovvio che gli strumenti informatici sono oggi essenziali ed utilissimi, ma non dovremmo mai scordarci che il nostro lavoro di oggi deve poter essere fruibile in ogni caso anche nel futuro. Banalmente penso che la cara vecchia carta non sia per niente sorpassata e che si faccia male a pensare che sia ai nostri giorni un mezzo inutile.

