W l'Italia... e gli italiani
Agli assidui frequentatori di Che tempo che fa la domenica sera non sarà probabilmente sfuggito già la settimana scorsa l'interessantissimo programma che è seguito in prima serata: W l'Italia di Riccardo Iacona.Non conoscevo questo bravo giornalista, che ho scoperto aver curato già l'anno scorso un'inchiesta sullo stato della Ricerca nel nostro paese, che fortunatamente daranno in replica il 2 aprile prossimo a conclusione di questa mini-serie di marzo.
Domenica scorsa, alla fine del documentario dedicato alle case a Milano, avevo dentro una sensazione di frustrazione, di rabbia e anche di voglia di comunicare, di parlare di quello che avevo appena visto, dello scandalo che ancora oggi si vive in Italia per tante famiglie che non sanno come tirare avanti, in situazioni che hanno del paradossale.
Alla fine di quella puntata non avevo ancora questo blog dove scrivere, ma oggi ce l'ho e la sensazione è la stessa, se non peggiore, perché stavolta l'argomento era la sanità e, non banalmente, la vita o la morte delle persone. Ecco la necessità di questo post.
La questione salute è già qualcosa che mi mette un po' in ansia, non so perché, da sempre, ma quando vedo casi di gente (anche ragazzi della mia età) che non ce l'ha fatta perché qualcuno non ha fatto bene il suo mestiere, perché si è agito con troppa leggerezza, perché non si è fatto tutto il possibile, mi prende un senso di impotenza, di inadeguatezza e infine di tristezza. Perché crogiolarsi in questa sensazione, allora?
Questi programmi, molto buoni dal punto di vista della comunicazione e della realizzazione tecnica, sono a mio avviso fondamentali. Per aprirci un po' gli occhi, perché parlano della vita di tutti i giorni, di gente normale, delle situazioni reali che possono capitare a chiunque in un dato momento e che da un giorno all'altro ti cambiano la vita.
Mi ha colpito il fatto che nel narrarsi delle varie storie, il conduttore non è stato una presenza asettica che racconta le cose tanto per dire (e mi riferisco a tanti programmi, uno per tutti quello del pomeriggio su rai2, con gli attori che fingono le disgrazie del mondo e i sentimenti sono SIMULATI, che quando li guardi ti senti fondamentalmente preso in giro), ma è una persona umana, reale che cerca di andare al fondo delle situazioni.
Davanti alle vicende assurde, alle cose che non vanno, bisognerebbe cercare di cambiare l'ottica da spettatori commiseranti (povero quel ragazzo morto di un tumore non diagnosticato in tempo... non ce l'ha fatta) in quella di attori che si fanno coinvolgere dalle cose, che vogliono vederci chiaro, che vogliono cercare di sanare in qualche modo le piccole ingiustizie che si consumano, cominciando da quelle a cui assistiamo in prima persona.
Lo sprone è anzitutto a me stessa, forse per questo lo scrivo. Per cercare di trasformare l'indignazione in una qualche forma di azione positiva. Prendere coscienza della realtà è già un primo passo fondamentale.
P.S.: una recente intervista a Riccardo Iacona è su Articolo 21 (via leobrogioni blog)

