Suggestioni barocche a Savona
Con qualche giorno di ritardo, causa festività e pranzi/cene luculliani in terra mallarese, posto finalmente qualche riga sulla settimana santa.E' bello girare l'Italia e vedere che ogni luogo sviluppa in modo coerente ma del tutto originale una variante sul tema della Passione di Gesù.

Sono stata abituata alla processione del Cristo Morto per 26 Venerdì Santi (più o meno) della mia vita, i suoi ritmi, le battistangole, il buio di Osimo rischiarato solo dalle torce accese lungo il corso e le vie principali, il baldacchino che procede lento tra i sacconi neri.
E scopro che invece a Savona il Venerdì Santo è una cosa un po' diversa, ha altri tempi, altre suggestioni.
Ogni due anni la preparazione della tradizionale processione inizia la mattina del venerdì, nei piccoli oratori delle Confraternite sparse per il centro storico.
Mi impressiona subito il forte legame tra i "contenitori" barocchi, per lo più ex-chiese di ordini religiosi, e il contenuto, i lignei, maestosi, drammatici, le cosiddette "casse", che rappresentano i momenti principali della passione di Cristo.
I gruppi scultorei andavano a sostituire le sacre rappresentazioni (vietate in seguito al Concilio di Trento) che venivano inscenate dalle confraternite già dal 1200, non stupisce perciò la loro natura drammatica e emozionale, che rispecchia anche il gusto dell'epoca di produzione. Ogni confraternita prepara le proprie casse, ornandole con i più fiori più belli.
Le sculture sono veramente , le due più antiche sono di scuola napoletana e risalgono ai primi decenni del Seicento, altre sono del genovese Anton Maria Maragliano (1664-1739). Una sola degli anni '70 del Novecento, opera di Renata Cuneo, va a sostituire l'Ecce Homo distrutto nella seconda guerra mondiale.
Alle 20,30 a partire dalla piazza del Duomo per sfilare tra le ali di folla dei presenti che si accalcano. Gli ultimi bandisti in ritardo corrono con gli spartiti e gli strumenti in mano.
Le casse più grandi e pesanti (anche fino a 17 quintali) richiedono almeno una per essere trasportate: i confratelli, vestiti eleganti in camicia e cravatta sotto la tradizionale "cappa", si alternano lungo il percorso.
Il corteo sfila lento, cadenzato dal battito delle "mazzette" sulle stanghe, ad indicare i tempi del caricare i muscoli e , che riprendono la via barcollando un po'.
E forse è proprio questo lento incedere che crea la sacralità, fermando la città per 3 ore al passo pesante e antico delle statue e delle 1500 persone che le accompagnano.
Mi piace anche immaginare quanto mi racconta Renata sul fatto che in passato a colorire lo sforzo del trasporto ci fosse qualche uscita dissacrante degli scaricatori del porto, che venivano ingaggiati per l'occasione... a significare una tradizione che ha fortemente segnato la vita cittadina nel corso dei secoli.
Altri dettagli storici sono sul sito della processione. Io ci aggiungo qualche altra foto che potete vedere sul mio flickr.
Ah... quasi dimenticavo: buona Pasqua! (in ritardo) :roll:

